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Un parco a misura d’uomo.

Il parco Nazionale del Pollino,196000 ettari di patrimonio naturale, è uno dei nuovi parchi istituito con D. P. R. del 15/11/1993 sulle aree. Il suo territorio è un vasto spazio con rilevanti emergenze ecologiche, storiche, culturali, antropologiche. E’ un susseguirsi di montagne, di pianure, di timpe, di costoni e strapiombi di rocce di origine magmatica, di accumuli morenici, di forme carsiche, di grotte, di gole. E’ coperto di manti nevosi, di boschi, di faggeti un insieme di abete e di faggio, di colonie di pino loricato, è ricco di sorgenti, di vie d’acqua. Rifugio di fauna selvatica, del lupo appenninico, del capriolo di Orso Marso, della londra e dell’aquila reale. In questo parco si trovano anche edifici storici, castelli, conventi, paesi abitati da contadini, da pastori, da artigiani e da minoranze etniche (albanesi). Il massiccio principale si estende tra la Basilicata e la Calabria, dallo Ionio al Tirreno, dalla Serra Dolce Dorme al Pozzo del Pellegrino e alla Montea e poi dalla valle del Sinni alla piana di Castrovillari. Il parco del Pollino è il più grande d’Italia si trova nel cuore del Mediterraneo lungo l’Appennino Calabro –Lucano. Nel Pollino vi erano chiese, torri e monumenti della preistoria, tra cui le tradizioni degli Arberesh ( albanesi). Il clima è fresco d’estate, anche se questo paesaggio merita una visita in autunno, in inverno e anche in primavera. Esso è un tassello importante per l’Italia, dei parchi, dei centri visita. C’è stato però un momento in cui il Pollino fu trascurato, infatti, volevano portarlo allo sfascio ma la gente che lo abitava è riuscita a allevarlo. Gli alunni della Scuola Media di S. Giorgio Albanese hanno assistito sgomenti e impotenti all'atto vandalico che ha troncato la vita al Pino loricato simbolo del Parco Nazionale del Pollino "Zio Peppe"

  • Pollino-1993
  • Zio Peppe
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Cenni storici Il Pollino ha una grande storia lasciata di generazione in generazione, da montanari, che ricordano, le capanne di pietra, e i tratturi. Esso ha conosciuto molte lingue come: il latino, il greco e l’albanese, poi arrivò il dialetto dell’Italia settentrionale, che per i montanari e i pastori era difficile da comprendere. Molto comuni sono le grotte, che sono state riparo per l’uomo preistorico, insieme a queste vi sono testimonianze di piccole comunità. Dopo qualche secolo le condizioni climatiche migliorarono, e permisero un rapido progresso alla civiltà. Iniziò e qui si stabilirono i più antichi villaggi del Pollino. Arrivò una nuova civiltà: i Greci, che portarono nuovi utensili e armi di bronzo, essi formarono Sybaris, Sirise, Loas e anche oggetti di uso quotidiano, comparirono le prime necropoli e i primi villagi. Prima della colonizzazione della Grecia, i Lucani e i Bruzi iniziarono la loro espansione, i Bruzi si ritirarono, ma i Lucani invasero e conquistarono il Pollino. Roma lo volle conquistare, così i Bruzi si allearono con i Lucani e il Pollino entrò in una fase di decadenza economica. Dopo la caduta di Roma Visigoti e Ostrogoti occuparono il Pollino, più tardi i Longobardi conquistarono e divisero il futuro territorio del parco. (Da una ricerca fatta dagli alunni della S. M. S. di San Giorgio Albanese - Ottobre 1993).